Pubblicato da: Paolina | gennaio 22, 2012

Crescere con l’argilla

Imprimere sulla creta uno stato d’animo, senza bisogno del filtro “adulto” della parola, rappresenta per il bambino la possibilità di coltivare più a fondo la propria personalità.  L’opportunità di esprimere il proprio mondo interiore in maniera totalmente libera prescinde dalle regole cui è costantemente sottoposto a scuola, a casa, ma anche con gli amici e nello sport.

Fig. 1 - barche

L’argilla, elemento duttile e plastico, stimola nei bambini l’autonomia e il senso critico, ne valorizza l’autostima, grazie anche alla partecipazione necessariamente attiva nel fare e nel decidere cosa e come fare.  Si guardano le cose da un diverso punto di vista, si cercano soluzioni alternative, si creano relazioni nuove tra ciò che già si conosce. E si restituisce valore al al tempo, con i ritmi naturali necessari a realizzare un oggetto, come sa chiunque si sia cimentato nel bricolage.

Più avanti tecnica ed emozione si bilanciano in un’armonia particolare. In qualche modo il bambino si mostra e parla di sé attraverso il proprio lavoro, sviluppa sensibilità, riempie di significato la realtà, vivendo l’entusiasmante presente della manualità creativa (fig. 2)

Fig.2 – autoritratti

A livello didattico l’uso di una materia plastica come la creta contribuisce a far percepire concretamente l’idea di spazialità che, nei programmi scolastici, si limita per lo più all’utilizzo del disegno e della pittura: si copia raramente dal vero, più spesso a memoria su un foglio, fino ad arrivare più avanti al concetto di prospettiva e di geometrizzazione, sempre trascurando quasi completamente la terza dimensione.

La manipolazione dell’argilla riavvicina quindi l’individuo, e il bambino di oggi in particolare, sempre più abituato a gestire situazioni in modalità video, alla materia: un 3D tutt’altro che virtuale!

Pubblicato da: Paolina | gennaio 14, 2012

Open Studios

Pubblicato da: Paolina | dicembre 14, 2011

A via Margutta pittori, ma anche scultori

Alcune mie sculture sono esposte presso la Galleria Vittoria, orario 10-20.

Pubblicato da: Paolina | novembre 6, 2011

Babbo Natale è più simpatico se creato dai bambini…

Il Natale si avvicina e un’idea divertente da usare come centro tavola, da regalare ad amici e parenti o, semplicemente, per fare atmosfera in casa, è un Babbo Natale in ceramica realizzato dai bambini.

Occorrente:

- creta bianca e filo per tagliare la creta;

- barbottina bianca (miscela cremosa di acqua e creta);

- engobbio rosso in polvere da diluire in acqua;

- pennelli;

- stecche e mirette per la creta;

- stuzzicadenti da spiedini.

Procedimento

  1. Tagliate un pezzo di creta di grandezza variabile a seconda di quanto grande vorrete far realizzare il Babbo Natale.
  2. Fatelo lavorare con movimento circolare su un tavolo per ottenere una forma sferica.
  3. Tagliate la sfera così ottenuta con il filo a 3/4 , per rendere “poggiabile” il futuro Babbo Natale.
  4. A questo punto fate premere con le dita all’interno della base del Babbo Natale per vuotare l’interno, lasciando un contorno omogeneo di circa 1 cm di spessore. Per fare questo non occorre togliere creta ma, semplicemente, sposatarla premendo con le dita dal centro verso l’esterno.
  5. Create una seconda sfera, molto più piccola, che sarà la faccia e la barba di Babbo Natale.
  6. Stesso procedimento per svuotarla.
  7. Prima di incollarla con la barbottina sulla cima del corpo, ricordate di bucare la sfera più grande con lo stuzzicadenti da spiedino per non creare bolle d’aria che farebbero scoppiare l’oggetto.
  8. Fate realizzare barba e viso di Babbo Natale, secondo l’immagine che ne hanno i bambini.
  9. Aggiungete il cappello conico partendo da un’altra sfera tagliata, trasformata in cono e svuotata con lo stesso procedimento (senza tralasciare di bucare anche la parte di testa coperta con lo stuzzicadenti da spiedino).
  10. Aggiungerte il pon-pon, incollandolo con la barbottina, così come il contorno del cappello.
  11. Volendo, si possono far aggiungere altri particolari: una cintura con la fibbia, dei bottoni, un sacco dei regali sulla schiena.
  12. Fate colorare le parti rosse del vestito di Babbo Natale con l’engobbio (nella foto è giallo in quanto si tratta di un engobbio che cambia colore in cottura), mentre conviene lasciare bianco tutto il resto per non farne un arlecchino invece che un Babbo Natale.
  13. Dopo la prima cottura, si può passare la cristallina lucida e trasparente e cuocere nuovamente in forno da ceramica per rendere ancora più brillante l’inimitabile Babbo Natale creato dei bambini.
Pubblicato da: Paolina | novembre 1, 2011

Una festa diversa: il compleanno in laboratorio

Come organizzare una festa divertente per i bambini di età compresa tra i 4 e i 12 anni?  Oggi, sempre più spesso, ci si affida agli specialisti dell’animazione, che si mascherano da personaggi, fanno teatrini, truccano i visi, fanno giochi di magia, fanno “scartare la carta dei regali” e così via. I bambini si divertono e vengono costantemente intrattenuti, in modo che tutto fili liscio, anche per i genitori e per gli ospiti adulti.

Quello, però, su cui non si riflette abbastanza è che, in questo tipo di intrattenimento, i bambini sono per lo più “spettatori” di qualcosa di ideato completamente da altri: per gran parte del tempo assistono a uno spettacolo, raramente da protagonisti e, comunque, mai seguendo una propria originale idea. La riuscita della festa è determinata, in gran parte, dalla bravura e dalla simpatia dell’intrattenitore:  di qui la ricerca affannosa (e dispendiosa!) delle mamme per accaparrarsi l’animatore più bravo, più eccentrico, più buffo.

Pochi riflettono sul fatto che esistono modalità differenti e più creative per festeggiare adeguatamente un’età irripetibile sul fronte della fantasia: una di queste consiste nell’organizzare la festa in un laboratorio artistico. Qui le idee vengono pensate direttamente dai bambini, che poi le realizzano concretamente con le proprie mani e non c’è soddisfazione più grande che vedere e portare a casa il risultato del proprio impegno, e non un regalino qualsiasi! Nel caso dell’argilla, poi, la manipolazione di una materia duttile e plastica, che segua i movimenti delle proprie mani e la vibrazioni della propria anima, in una fase evolutiva così fertile, è di grande importanza.

Fig. 1 - Una festa di compleanno ad ArgillaNetWork

Nel laboratorio di ArgillaNetWork, allestito a festa, non mancano la torta con le candeline, lo scarto dei regali ma, la maggior parte del tempo, è dedicata alla libera creatività dei bambini. Il festeggiato sceglie un tema di suo gradimento e ognuno lo interpreta, assistito -solo tecnicamente- dalle insegnanti. In una festa in cui l’argomento era la barca si sono visti velieri a fiori, spaventosi mostri, animali come in un’arca di Noé, in un’altra in cui una bambina aveva scelto il più prosaico tema del portapenne, e’ stato un susseguirsi di bassorilievi con personaggi, elementi geometrici, coccinelle, draghi e automobili… Un tripudio di idee immersi nella fantasia allo stato puro, un piacere anche per gli occhi degli adulti, che rimangono stupiti dalla sorprendente inventiva dei propri figli quando li vengono a prendere in un contesto del tutto differente dal solito.

Pubblicato da: Paolina | settembre 27, 2011

ArgillaNetWork: i corsi di quest’anno


Laboratorio bambini (dai 4 anni in su, 1 volta settimana):
- martedì
- mercoledì
- giovedì

orario (a scelta): 
- 15.00-16.30 
- 17.00-18.30
 
Corso di design e scultura (adulti, 1 volta a settimana):
- martedì
- mercoledì
- giovedì

orario: 
- 10.00-13.00 

Corso serale di scultura in terracotta (adulti):
- mercoledì

orario: 
- 19.00-21.00 

Il Natale personalizzato (adulti - 4 incontri)
a scelta:
- lunedì ore 19-21
- mercoledì ore 14-16

www.argillanetwork.com
info@argillanetwork.com
cel. 334 1450612 

Roma, a 20 mt da Metro Flaminio
Pubblicato da: Paolina | settembre 1, 2011

ArgillaNetWork da Explora, il museo dei bambini di Roma

Pubblicato da: Paolina | agosto 5, 2011

Le teste scolpite nel castello incantato di Sciacca (Sicilia)

Un giardino ricco di ulivi e mandorli a ridosso del mare di Sciacca, nella Sicilia occidentale, fa da sfondo ad una moltitudine di teste scolpite nella roccia (Fig. 1), risultato dell’operosa inventiva di Filippo Bencivenga, l’eccentrico artista-contadino che venne chiamato “Filippo du li testi”.

Fig. 1 - alcune delle teste di Filippo Bencivenga

Nato a Sciacca nel 1888, in una povera e numerosa famiglia, lasciò presto gli studi ed emigrò in America, paese nel quale non si integrò. Fu proprio allora che un episodio segnò la sua vita: innamoratosi di una ragazza, fu malmenato dal suo rivale in amore e la sensibilità del suo animo ne fu turbata al punto che il suo carattere ne risultò alterato. Tornato in Sicilia, comprò il piccolo podere dove trascorse il resto della sua vita, dipingendo e scolpendo ovunque le teste che oggi vi si possono ammirare (Fig. 2).

Fig. 2 - un personaggio del castello incantato

I personaggi ritratti sono tutti diversi, e rappresentano i sudditi del suo regno immaginario, a motivo del quale amava farsi chiamare “sua Eccillenza”. Morì nel 1967 a 78 anni, lasciando quest’opera estesa, da cui provengono alcune sculture in esposizione presso il museo dell’Art Brut di Losanna.

Pubblicato da: Paolina | luglio 31, 2011

I vulcanelli di Macalube di Aragona (Sicilia)

Fig. 1 – vulcanello di Macalube

Se vi trovate in Sicilia, sulla costa mediterranea, e volete rimanere in tema di “argilla”, non potete perdervi  il fenomeno geologico che permette di godere dello spettacolo dei vulcanelli in eruzione, conosciuto -a pochi- come vulcanismo sedimentario. Quando si entra nella riserva naturale di Macalube di Aragona (località che dista circa 15 km da Agrigento), si ha il dubbio di aver sbagliato posto finché non si avvista un cartello che conferma il luogo. Personalmente sono arrivata in questo scenario da film western quando il sole era allo zenith e la temperatura sfiorava i 40°C. Un primo consiglio, dunque, potrebbe essere quello di scegliere, in estate, un orario più soft, tipo dalle 17 in poi. A parte questo piccolo inconveniente di orario, devo dire che la visita merita il viaggio. Avvicinandomi come S. Tommaso ai crateri (fig. 2), che sembravano sbuffare dal caldo, mi aspettavo di scottarmi le dita, invece… l’argilla è completamente e piacevolmente fresca.

Fig. 2 - Il cratere di un vulcanello

Il raro fenomeno è spiegato in un cartello, posto nelle vicinanze (fig. 3):

Fig. 3- schema del fenomeno geologico

Visto il caldo torrido e il luogo deserto (c’eravamo solo noi in quel momento!), i bambini non hanno resistito e si sono rotolati nell’argilla, per poi tornare alla macchina senza alcuna possibilità di risciacquo ma…. decisamente felici!

Pubblicato da: Paolina | maggio 7, 2011

Alexia Manzoni Porath: la ceramica al passo con i tempi

L’Italia, culla dell’arte, ci regala e ci inebria ogni giorno con meraviglie artistiche ed architettoniche dentro e fuori dai musei. Inevitabilmente il nostro occhio, abituato al bello, ma anche al classico, osserva tutto ciò che è sinonimo di modernità ed attualità con una certa diffidenza.

Fig. 1 - Christie Brown: Uncanny Playroom, 2010

 

Pensate ora a trasportare questo concetto nel mondo della ceramica. Siamo anche qui, con la nostra lunga e prestigiosa tradizione della maiolica, dei grandi maestri, e con il solo nominare la parola creta, siamo trasportati nei bellissimi luoghi di produzione di ceramiche d’arte come Faenza, Albissola, Deruta o Caltagirone, solo per citarne alcuni. Ma, se proviamo a voltare pagina ed andare a ricercare una ceramica italiana che trascenda dalla tradizione, le cose si fanno più difficili, non perché non ci siano artisti contemporanei bravi ed intrapendenti, anzi, ce ne sono tantissimi, ma perché persiste un’associazione di idee che lega la creta alla tazzina, la ceramica italiana alla maiolica, e non ci permette di apprezzare in pieno la nuova strada che molti ceramisti propongono, introducendo un nuovo concetto di ceramica, in cui la creta, ricca di potenzialità, diventa solo un mezzo di espressione attraverso il quale si cerca di lavorare fuori dai parametri classici unendo spesso a vecchie tradizioni, idee e metodi  innovativi e sperimentali.

Ho avuto la fortuna di studiare con i grandi della ceramica inglese ed internazionale, tra cui Takeshi Yasuda e Christie Brown (fig. 1), che mi hanno aperto la porta verso un mondo tutto nuovo e da scoprire. Nel 2003 vinse il prestigioso premio dedicato all’arte contemporanea dalla TATE Gallery di Londra “Turner Price”,  l’artista inglese Grayson Perry che, con i suoi vasi di ceramica dalla forma classica, decorati però da disegni con temi decisamente provocatori ed attuali, scatenò nuovamente la diatriba della classificazione della ceramica tra “Arts” or “Crafts”, Artigianato o Arte, dando nuova forza ed impulso ad un’arte spesso relegata in un cantuccio, che fa fatica a trovare un degno palcoscenico nelle gallerie e spesso trova sbocco solo nei mercatini della domenica.

La ceramica artistica contemporanea è, comunque, ormai riuscita ad andare oltre la tradizione e, pur riuscendo a mantenere forti legami con essa – esistono infatti importantissimi artisti che rimangono legati al “vasellame”, la cui produzione è però diventata talmente raffinata, bella e… costosa da finire difficilmente su di una tavola da pranzo! – si è arricchita di nuovi temi, ed è diventata un mezzo di forte comunicazione e trasmissione di emozioni e opinioni, degna dei più importanti musei del mondo. Come disse Roland Barthes parlando di Twonbly nel saggio “The wisdmon of art”, (trasportando il concetto al mondo della ceramica):

La tela, il foglio o il muro (nel nostro caso l’oggetto in ceramica –n.d.a.) costituiscono il palcoscenico sul quale accade qualcosa (…) Quindi dobbiamo osservare l’oggetto come in una sorta di Teatro a l’italienne: il sipario si apre, e noi guardiamo, aspettiamo, riceviamo, capiamo; e poi quando la scena è finita, ricordiamo: non siamo più le stesse persone che eravamo prima: come in un dramma antico, siamo stati iniziati.

                                                                  Alexia Manzoni Porath                             
                                                                 www.alexiamanzoniporath.com                                      
                                                                 www.argillanetwork.com

Dueponti Magazine - aprile 2011

Alcuni momenti della mostra

Pubblicato da: Paolina | aprile 15, 2011

Le giraffe “porta-bracciali” per la festa della mamma

Fig. 1 – Le giraffe “porta bracciali” realizzate dagli allievi di ArgillaNetWork
Un’idea divertente da far realizzare ai bambini per la festa della mamma o per qualunque altra occasione è la giraffa “porta bracciali”.
 
Materiale occorrente:
- creta tipo “sansepolcro” e relativa barbottina (miscela cremosa di creta + acqua);
- engobbio bianco;
- filo metallico per tagliare la creta;
- stuzzicadenti da spiedini;
- mattarello di legno;
- stecche di legno;
- mirette;
- pennelli;
- spugna;
- grembiule.
 
Fate fare ai bambini una palla di creta di medie dimensioni, da cui si otterrà una semisfera, battendola sul tavolo, oppure dividendola in due parti con il filo per la creta, poi passate alla realizzazione di un colombino regolare e spesso (del diametro di circa 2 cm), che diventerà il collo della giraffa.
Con un pezzetto di creta, a cui dare una forma più o meno triangolare, si realizzerà il terzo elemento: la testa della giraffa.
 
A partire da quest’ultima, si passerà alla fase dell’assemblaggio:
  1. al muso andranno aggiunte le orecchie (fatte con una piccola lastra di creta, tagliate con lo stuzzicadenti e modellate arricciandole un po’ su se stesse), le corna (con un colombino, tagliato in 2 parti uguali), gli occhi (due palline, incise nella pupilla con lo stuzzicadenti), le narici e la bocca segnate direttamente sul muso. E’ importante attaccare bene tutti gli elementi che, altrimenti, tenderanno a staccarsi in fase di asciugatura e cottura del pezzo, quindi insegnate ai bambini a tratteggiare con lo stuzzicadenti in modo leggero sulle parti da attaccare insieme, ad unirle tra loro spalmando con il pennello la barbottina su entrambi i pezzi da assemblare;
  2. dopo aver messo la barbottina e aver premuto le due parti per farle ben aderire tra loro, è necessario che la superficie risulti continua: per fare questo, basterà unire le due parti esternamente stendendo la creta con una stecca di legno, e aggiungendo, all’occorrenza, altra creta;
  3. completato il muso della giraffa, si procederà ad attaccarlo al collo, poi a far aderire il collo al corpo, seguendo lo stesso procedimento (incisione leggera tratteggiata, barbottina, stecca per rifinire);
  4. quando si unirà il collo al corpo, sarà necessario un appoggio di creta per il collo, almeno finché non sarà abbastanza asciutto da poter reggersi da solo;
  5. a questo punto, basterà lisciare con una spugna la giraffa per togliere eventuali imperfezioni e disegnare con lo stuzzicadenti le macchie tondeggianti su tutto il corpo della giraffa, che andranno dipinte all’interno con l’engobbio bianco per ottenere un gradevole effetto cromatico;
  6. infine non dimenticate che, quando il pezzo sarà a “durezza cuoio” (ovvero di sosterrà da solo), andrà svuotato con una miretta nella parte tondeggiante del corpo per evitare che si spacchi in cottura…

… il che sarebbe un vero peccato, visto l’impegno che avranno messo i bambini nel realizzare il loro originale regalo per la mamma! 

L’obiettivo del corso è quello di apprendere le tecniche di lavorazione dei gioielli in ceramica, seguendo la propria creatività e fantasia.
Ogni partecipante verrà seguito individualmente,  sviluppando un tema di propria ispirazione, a partire dalla progettazione fino al montaggio di una collana e di un paio di orecchini.

Le lezioni sono articolate in 4 incontri della durata di 2 ore:

- progettazione
- realizzazione
- finitura
- montaggio

Il materiale di base per la realizzazione dei gioielli viene fornito dal laboratorio.
Il corso (anche per principianti) si svolgerà nelle seguenti date:
- venerdì 6 -13 – 20 -27 maggio 
dalle 10 alle 12
www.oliviamontiarduini.com
www.ceramicvision.net

per info e prenotazioni: info@argillanetwork.com
                                  cel. 334 1450612

Pubblicato da: Paolina | marzo 26, 2011

Chi non dorme… crea anche pesci!

Fig. 1 - pesci realizzati nel laboratorio di ArgillaNetWork dai bambini di 6-8 anni

Il tema era “l’arredo del bagno” e, al laboratorio di ArgillaNetWork, i bambini di età compresa tra i 6 e gli 8 anni erano entusiasti all’idea di fare dei pesci porta-spazzolino: chi intendeva fare uno squalo, chi un pesce-palla, chi una murena, chi anche un “pesce tonto”!

Per realizzare questi animaletti, cosi’ espressivi, abbiamo proceduto in questo modo:

1- ogni bambino aveva un pezzo di creta, a cui dare una forma sferica con le mani;

2- la palla cosi’ ottenuta e’ stata divisa a meta’ con il filo con cui si taglia la creta, ottenendo 2 semisfere;

3- hanno poi iniziato a incavare e lavorare ogni semisfera con le mani, fino ad ottenere da ognuna una forma concava (tipo ciotolina);

4- sul bordo di ogni ciotolina hanno inciso delle X consecutive con uno stuzzicadenti e vi hanno passato sopra della barbottina (una crema ottenuta mischiando creta e acqua) con il pennello;

5- hanno fatto aderire le due semisfere, per ricreare una palla, ma questa volta vuota all’interno;

6- con una spatolina, ma va bene anche una carta di credito scaduta, hanno coperto bene la linea di attacco delle due semisfere e lisciato l’intera superficie;

7- una volta unite a dovere le semisfere tra loro, l’aria all’interno sostiene adeguatamente la struttura, che può essere piu’ facilmente modellata, in modo da darle la forma voluta;

8- a questo punto, i bambini hanno personalizzato il pesce, con pinne, coda, occhi e quant’altro;

9- infine e’ importante ricordare di bucare, da qualche parte il pesce, perché una bolla d’aria senza via di uscita farebbe scoppiare il pezzo in fase di cottura, quindi i bambini con uno stuzzicadenti hanno creato delle aperture (per lo piu’ nella bocca o nella parte inferiore del pesce);

Dopo la prima cottura, basterà smaltare i pesci e ricuocerli per avere un effetto da barriera corallina.

Dimenticavo: sono piaciuti così tanto, che abbiamo evitato di farne dei porta spazzolini: meglio lasciarli in veste di piccole sculture!

Pubblicato da: Paolina | febbraio 10, 2011

ArgillaNetWork: corsi di scultura e ceramica

Pubblicato da: Paolina | febbraio 8, 2011

Un’installazione domestica

Le ultime tendenze in fatto di arredamento prevedono pareti sgombre e minimaliste e largo uso di elementi ironici, che invitano a non prendersi troppo sul serio e a rinunciare al concetto della “casa-museo”: oggi, infatti, la parete invasa di quadri appare, in linea di massima, un po’ carica e satura di troppi elementi.

Le scelte di stile nei vari ambienti, inoltre,  parlano di chi li abita allo stesso modo in cui un vestito fa trasparire la personalità di chi lo indossa. Un’impostazione classica può avere il difetto di non rappresentare fino in fondo le peculiarità del padrone di casa, il quale talvolta non fa altro che ri-utilizzare arredi del passato, senza viverli in chiave contemporanea.

La proposta installativa di seguito descritta fa emergere dal muro linee rette in modo apparentemente casuale, rompendo lo schema tipico del quadro.

Le fasi operative

  1. Per avere subito un’idea dell’impatto visivo d’insieme, si è applicato il disegno direttamente a parete, tralasciando le fasi progettuali, che dipendono dal modus operandi di ognuno.
    Per iniziare è sufficiente utilizzare dello scotch di carta (che ha il vantaggio di non lasciare tracce di colla sul muro ed è facilmente staccabile e riattaccabile), sul quale applicare del nastro adesivo nero che consenta di osservare meglio il disegno a distanza (Fig. 1) 

    Fig. 1 - Applicazione dello scotch sulla parete

  2. Una volta stabilita la composizione, è stato utilizzato un materiale leggero come il poliuretano ad alta densità, tagliato a listelli dello spessore di 1 cm e della profondità di 2 cm.
  3. Dopo aver incollato i listelli al muro, si è passati alla fase della stuccatura. Per dare meglio l’idea di elementi emergenti dal muro è stata fatta una base di stucco più larga rispetto alle parti più sporgenti (Fig. 2).
  4. Infine tutto è stato dipinto uniformemente del colore della parete.

Fig.2 - Effetto finale dell'installazione

 

Illuminando dal basso queste linee si crea un effetto chiaroscurale sulla parete, che fa convergere lo sguardo verso un’installazione insolita, ma discreta e originale.

Pubblicato da: Paolina | gennaio 4, 2011

Lo sguardo, specchio dell’anima

“L’anima di una persona è nascosta nel suo sguardo” diceva Jim Morrison e, come è noto, gli occhi determinano in gran parte l’espressività di un volto. 
Nella scultura la terza dimensione rende ancora più complesso rendere l’anatomia di questa parte essenziale del viso, con i suoi pieni e i suoi vuoti, che ne determinano con immediatezza il chiaro scuro. Dopo aver impostato una testa in creta, per iniziare ad affrontare lo sguardo, è necessario individuare esattamente la posizione dei bulbi oculari rispetto all’insieme del viso e della testa. Per fare questo, conviene tracciare con un punteruolo la loro linea orizzontale in rapporto alla verticale del naso. Tenendo presente che l’occhio è più una sporgenza che una rientranza,  è utile creare con la creta una bombatura sufficientemente rilevata. Quindi il primo intervento sarà quello di definire la piega della palpebra superiore (fig. 1)

Fig. 1 - definizione della piega della palpebra superiore

Se si osserva con attenzione la realtà, prima fonte di ispirazone dell’arte, ci si può accorgere che la zona vicina all’attaccatura del naso (detta “glabella”) è concava, ma tale concavità si tramuta presto in convessità via via che ci si avvicina alla massima sporgenza dell’occhio, che poi decresce gradualmente fino al suo termine.

Il secondo step consiste nel definire la palpebra superiore, che sporgerà più o meno dalla piega della palpebra superiore, precedentemente delineata, a seconda che l’occhio lo si voglia raffigurare aperto, socchiuso o del tutto chiuso (fig. 2).

Fig. 2 - Definizione della palpebra superiore

Se si vuole rendere l”occhio aperto, la sporgenza della palpebra sarà minima.  Al di sotto di essa, si dovrà creare una sorta di scalino discendente, che ci porterà allo spazio occupato dalla cornea, a cui è messo a protezione. Bisogna essere attenti a togliere tutta la scorza dello spazio occupato dall’occhio vero e proprio. Il bordo inferiore infine, sarà occupato dalla palpebra inferiore (un nuovo ”gradino ascendente” (Fig. 3)).

Fig. 3 - definizione della palpebra inferiore

Procedendo ancora verso il basso, incontreremo l’occhiaia, che è convessa anch’essa e può avere delle pieghe, che vanno rese con esattezza se si vuol avere un risultato quanto più aderente al naturale.

Infine si passa a definire l’iride e la pupilla. A seconda che si voglia ottenere un occhio scuro o chiaro i metodi di resa saranno opposti (vedi fig. 4 e 5).

Fig. 4 - iride scura

Fig. 5 - Iride chiara

Un’altro ruolo fondamentale nello sguardo lo gioca la simmetricità. Inizialmente sembrerà estremamente difficile fare gli occhi uguali tra loro: per arrivare a questo traguardo bisogna esercitarsi  molto e con grande tenacia.

Tuttavia la soddisfazione di realizzare un viso credibile vale ampiamente lo sforzo…

Il Tempo: 10 dicembre 2010

Pubblicato da: Paolina | novembre 18, 2010

Roma per i bambini di Kabul – Hotel Polo, 1 dicembre 2010

Pubblicato da: Paolina | ottobre 5, 2010

Architetti in erba per le originali case del futuro

La casa, che rappresenta per tutti il proprio io, è un tema creativo molto interessante per i bambini, facilmente sviluppabile con la creta.

Ogni bambino, secondo i propri gusti, fantasia e capacità creative, riesce sempre a mettere in mostra, al di là dei risultati estetici, la propria personalità.

I consigli tecnici per realizzarla sono pochi e molto semplici:

  1. partire da un cubo pieno, facendo prima una palla di creta e, poi, creare i lati sbattendo sul tavolo il pezzo di creta dalle diverse angolazioni;
  2. aggiungere il tetto, ponendo altra creta sul lato superiore;
  3. decorare a piacere la casa;
  4. svuotare da sotto la casetta per evitare di farla rompere in cottura.

Si tratta di indicazioni di massima, che i bambini, poi, pensano autonomamente a sviluppare da soli, seguendo i propri criteri: chi, nonostante le indicazioni, la fa bidimensionale (tipo bassorilievo), chi  preferisce partire dalle singole pareti (ma questa opzione incontra qualche difficoltà, per la scarsa tenuta delle pareti), chi la verticalizza.

I risultati, comunque, sono sempre  molto divertenti e originali: case antropomorfe, con i capelli o i baffi, perfino con i piedi, camini di ogni foggia, finestre rientranti e, a volte, sporgenti.

E chissà che tra loro emerga in futuro un innovativo e creativo architetto…

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