Imprimere sulla creta uno stato d’animo, senza bisogno del filtro “adulto” della parola, rappresenta per il bambino la possibilità di coltivare più a fondo la propria personalità. L’opportunità di esprimere il proprio mondo interiore in maniera totalmente libera prescinde dalle regole cui è costantemente sottoposto a scuola, a casa, ma anche con gli amici e nello sport.
L’argilla, elemento duttile e plastico, stimola nei bambini l’autonomia e il senso critico, ne valorizza l’autostima, grazie anche alla partecipazione necessariamente attiva nel fare e nel decidere cosa e come fare. Si guardano le cose da un diverso punto di vista, si cercano soluzioni alternative, si creano relazioni nuove tra ciò che già si conosce. E si restituisce valore al al tempo, con i ritmi naturali necessari a realizzare un oggetto, come sa chiunque si sia cimentato nel bricolage.
Più avanti tecnica ed emozione si bilanciano in un’armonia particolare. In qualche modo il bambino si mostra e parla di sé attraverso il proprio lavoro, sviluppa sensibilità, riempie di significato la realtà, vivendo l’entusiasmante presente della manualità creativa (fig. 2)
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- Fig.2 – autoritratti
A livello didattico l’uso di una materia plastica come la creta contribuisce a far percepire concretamente l’idea di spazialità che, nei programmi scolastici, si limita per lo più all’utilizzo del disegno e della pittura: si copia raramente dal vero, più spesso a memoria su un foglio, fino ad arrivare più avanti al concetto di prospettiva e di geometrizzazione, sempre trascurando quasi completamente la terza dimensione.
La manipolazione dell’argilla riavvicina quindi l’individuo, e il bambino di oggi in particolare, sempre più abituato a gestire situazioni in modalità video, alla materia: un 3D tutt’altro che virtuale!

































