Pubblicato da: Paolina | ottobre 3, 2008

Piero Grizi: pittore, scultore e.. nonno

Autoritratto di Piero Grizi

Ho ricordi un po’ confusi di mio nonno Piero, mancato quando ero ancora piccola.. Tuttavia mi rimangono ben presenti alcuni flash visivi. Me lo ricordo in poltrona, con gli occhiali da vista dalla montatura pesante, sempre molto austero, ma affettuoso allo stesso tempo. Forse perché la situazione era inconsueta,  ricordo in particolare quando, ultra-novantenne e con problemi di vista, mi volle fare un ritratto. Stavo in piedi di fronte a lui, che mi diceva di stare ferma, mentre dipingeva. Non osavo muovermi, perché incuteva una certa soggezione. Avevo i capelli cortissimi (mia madre aveva la pessima abitudine di tagliarmeli sempre da maschio) e mio nonno mi femminilizzò un po’ aggiungendo un codino, che in realtà non c’era.

Ritratto di Paolina

Pittore e scultore di talento, essendo molto schivo, si dedicò all’arte solo come interesse personale, mentre le mostre più importanti sono state realizzate solo in questi ultimi anni, ad oltre un trentennio dalla sua morte (1976).

Scultura in terracotta

Ecco il comunicato stampa della mostra più recente, svoltasi al Vittoriano (2007) :

“Piero Grizi appartiene ad una generazione che, pur svolgendo l’intera propria attività nella prima metà del XX secolo, è profondamente avvitata alla cultura dell’Ottocento da cui ricava un’impronta culturale, prima ancora che artistica… Piero Grizi nasce quando ancora l’Impressionismo appare come una provocazione, attraversa tutti gli “ismi” del Novecento e muore sotto il segno della Pop Art… L’arte come “buen retiro” dell’anima da esercitare nelle stanze della casa avita avendo come soggetti i figli, i paesaggi agresti, il contenuto della sporta della domestica, se stesso rembrandtianamente curioso degli effetti del tempo sul suo viso”. Così Loretta Mozzoni, direttrice della Pinacoteca e dei Musei Civici di Jesi e curatrice della personale che il Complesso del Vittoriano a Roma, dedica a Piero Grizi (Jesi 1885 – Roma 1976). La mostra, che sarà ospitata nella sala del Giubileo del Vittoriano sino al 1° aprile con il patrocinio dei Comuni di Roma e di Jesi e della Regione Lazio, vuole ripercorrere le varie fasi del cammino artistico, umano e poetico dell’artista di origine marchigiana attraverso olii e sculture che fanno trasparire spunti e suggestioni raccolte nei suoi viaggi per mostre ed atelier: gli amati tedeschi frequentati a Monaco, l’impeto fauve di Matisse, la tensione erotica di Bonnard, il novecentismo di Carrà, i volumi semplificati di Cézanne. Al centro della ricerca estetica di Grizi, la predilezione per i temi intimistici, per il mondo privato, di confessione lirica, di approfondimento esistenziale. Colto, benestante, i modi e i tratti di aristocratica raffinatezza, di buone letture e selezionate frequentazioni, Grizi si divide tra la cura dei possedimenti fondiari e l’esercizio dell’arte. Esempio di quell’understatement tipico di un patriziato cittadino di provincia colto ed elegante, scrive poesie guardando a Carducci, ma con il cuore rivolto a Pascoli, mentre la ragione gli suggerisce Ungaretti. La fisionomia artistica di Piero Grizi è rimasta nascosta per più di un secolo alla letteratura storico-artistica, fin quando una mostra svolta a Jesi, sua città natale, nel 2005, ha permesso di riportare all’attenzione questo artista mai banale. “Grande frequentatore di mostre, Piero Grizi assimila le novità, le applica a piccole dosi, le adegua al suo bagaglio espressivo. È la presa d’atto del prevalere dello stile sui contenuti che segna la vicenda artistica dell’ultimo secolo appena passato”, continua Loretta Mozzoni, nel testo critico in catalogo. “Una serie di soggetti che solo qualche lustro prima sarebbe stata inquadrata nella categoria della pittura di genere – il ritratto, il paesaggio, la natura morta – per effetto del prevalere di temi e contenuti intimistici si trasforma nell’unico soggetto possibile riconosciuto dall’arte contemporanea: il privato”. Ecco dunque i temi cari al pittore: ritratti di uomini aristocratici e borghesi, donne dal roseo incarnato, bambini teneri e paffuti, interni illuminati da una luce calda e avvolgente. Una sottile nostalgia per quel piccolo mondo antico travolto dal nuovo che avanza, sottende l’intera opera di Grizi che attraversa la fine dell’Ottocento per arrivare al 1976, anno della morte dell’artista. Poche, ma significative, le escursioni esterne: esibizioni equestri, paesaggi di cézanniana memoria, bagnanti dalle soffici carni, classicheggianti rovine, campi dorati di grano, contadini dai grandi cappelli, nature morte succose accarezzate da una fresca luce primaverile. L’autoritratto appare fin da subito uno strumento autoironico attraverso il quale documentare l’azione del tempo, ma anche la percezione del sé che vuole accreditare. All’inizio il suo modello di riferimento è fascinoso come un personaggio di D’Annunzio: seduttivo ed elegantissimo, i baffi sottili, lo sguardo intenso e lontano. Ben diversi gli autoritratti successivi che ci mostrano Piero Grizi occhialuto e severo, compenetrato nel ruolo del pater familias che non ha più né il tempo né la testa per le sottigliezze dell’eleganza. “Tutto ciò che ha costituito per secoli il nerbo grandioso e solenne della pittura – la religione, la storia, la mitologia – perde significato e valore di fronte al cedimento di una mascella senile, alla linea morbida ed infantile di una guancia, al lucore vivido di un pesce, alle curve sensuali di una donna seminuda. È la prospettiva stessa della società che attribuisce valori e pesi non più in ordine all’universale che si fa particolare, ma in virtù del privato che diventa collettivo. L’esperienza del singolo”, spiega ancora la curatrice, “serve da corrimano per l’esistenza di ognuno, diviene filo conduttore per una vicenda esistenziale da cui Grizi non esclude mai la meraviglia e la sorpresa”. (aise/muvi.org)

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Responses

  1. affascinante tuo nonno. Ecco, un autoritratto così mi piacerebbe. Corro a vedere gli altri quadri.

  2. Sono l’ideatore di una community che raccoglie circa 500 artisti e si chiama Progetto Cicero (http://progettocicero.ning.com).

    Stiamo tentando un esperimento di comunicazione on-line basato sulla creazione di comunità piccole ma dotate di una forte coesione tra i membri che viene ottenuta sia con regole di comportamento (nominalità, tolleranza, proattività ed educazione) sia con la condivisione di discussioni e ragionamenti.
    Allo scopo di alimentare la discussione tra di noi e trarre ispirazione dalla stessa, abbiamo dato il via ad un’attività che si chiama “Quindi-Ci” (http://progettocicero.ning.com/group/quindici).

    In soldoni, ogni 15 giorni ci diamo un tema e lo trattiamo con diversi linguaggi.
    In una sorta di gioco/concorso, passata la quindicina, scegliamo l’intervento più interessante.

    Il tema attuale è ” Arte patrimonio dell’Umanità ed arte professione dell’artista “.

    Ti scrivo in quanto, nel documentarmi, ho trovato il tuo blog ed ho pensato di invitarti ad alimentare con essa la nostra discussione nella convinzione che, quello che per te sarebbe un secondo di taglia ed incolla, per noi potrebbe essere la fonte di spunti interessanti e la possibilità di aggiungere nuove menti brillanti al nostro gruppo.
    Tu potresti pubblicizzare il tuoi scritti e trovare persone interessanti con cui discutere.
    Spero che considererai il mio messaggio come il complimento che esso è.

    Una cosa importante: ognuno di noi ha i suoi siti, il suo blog, i suoi spazi e non li abbandona.
    Il Progetto è un luogo dove discutere o presentare questi tuoi lavori (oppure semplicemente le tue idee) e non per fa alcuna concorrenza a blog siti e comunità che già li contengono.

    Un saluto
    Guido Mastrobuono
    (Direttore del Progetto Cicero)

    PS.

    Coerentemente con i nostri obiettivi, per l’accesso alla comunità, richiediamo una registrazione nel sito all’indirizzo http://progettocicero.ning.com/?xgi=db6QQdU , per la quale sono richiesti i seguenti dati: Nome, Cognome, Età, Residenza ed una foto del viso.


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