Pubblicato da: Paolina | aprile 22, 2012

La forza espressiva e visionaria dell’arte di Alessandro Kokocinski

Fig. 1 - Liberi dalla schiavitù delle parole (tecnica mista, vetroresina, rame su tavola), 2004 - particolare

“Saper usare il pennello e saper modellare sono due modi profondamente diversi di esprimere la propria creatività…”

così Lorenzo Zichichi nella prefazione al catalogo introduce il discorso sull’arte di Alessandro Kokocinski (artista di origini polacche e russe, ma vissuto a lungo in Sud America), il quale, invece, riesce a coniugare armoniosamente le due modalità, per la quale ragione Zichichi usa il neologismo di pittoscultore.

Dopo un periodo in cui apprende il mestiere di circense, di addomesticatore di cavalli, da autodidatta studia il disegno e la pittura e, a partire dal 2003, avvertite l’esigenza di affrontare l’itinerario scultoreo, con sculture a tuttotondo plasmate con la creta, ma anche con forme in vetroresina policroma

“che hanno bisogno  di uscire dalle tela, ma vi rimangono ancorate in uno sforzo espressivo che non vuol perdere il contatto con il supporto principale della figurazione”

è il caso di molte opere altamente comunicative e drammatiche, quali “sublimazione della vita” del 2004 o ” come la tempesta senza fine” del 2005.

Fig. 2 - sublimazione della vita (vetroresina, rame su tavola), 2001

Talvolta le figure hanno sembianze di fanciulli, con cappelli e con ali (Fig. 1), evocano un mondo fantastico, popolato di piccoli maghi o elfi. In altre opere, invece, prevale il mondo delle tenebre che sembra fungere da monito per l’uomo che ancora abita questa terra. Speranza e disperazione si alternano, talvolta convivono, nell’arte di Kokocinski.

Fin dai suoi esordi, Carlo Ludovico Ragghianti affermava che l’artista

ha una certezza originaria d’ispirazione, un’individualità espressiva, una forza visionaria, che lo collocano con una singolare autorità nel mondo artistico contemporaneo.

Ho incontrato quest’anno Alessandro Kokocinki a Tuscania, nel suo vasto e poetico laboratorio, una ex chiesa dai soffitti a volta, con una stufa a legna che rende l’ambiente ancora più accogliente e disordinatamente artistico. Dopo una chiaccherara partita dall’arte pittorica e scultorea, si è passati a parlare di attualità, fino ad arrivare alla geografia -la sua- che abbraccia i tanti paesi in cui ha vissuto (Argentina, Cile, Italia…) e di cui ha colto la vera essenza. Ho avuto la sensazione di avere di fronte a me non solo un grande artista, ma anche un “cittadino del mondo” con una visione ampia delle cose, data dal suo vivere in contesti tanto diversi.

Mi regala un suo catalogo, e mi saluta esortandomi a non dimenticarmi mai che la creta è una bella e grande cosa. Porto con me sensazioni uniche che provengono dal fruire di un’arte non mediata da un museo, ma nativa e diretta, colta nel luogo stesso in cui viene creata.

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Responses

  1. …anch’io ho vissuto le stesse identiche sensazioni quando ho fatto visita ad Alessandro…un grande cittadino del mondo…ciao Alessandro !!!!!!


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