Pubblicato da: Paolina | dicembre 4, 2013

“Spleen parigino” prose poetiche di Charles Baudelaire, traduzione di Angelo Ariemma

“Speen parigino” di Charles Baudelaire, nella traduzione che ne fa Angelo Ariemma, edizioni Magi, 2013, e’ un testo attualissimo, che stimola continue riflessioni sul senso della vita e sulla realta’ dei valori. Tutto questo con un senso di leggerezza, che caratterizza questa prosa poetica, attenta ad ogni piega e ad ogni sfumatura dell’umano sentire.
Come sottolinea Ariemma, cresciuto, come molti, nell’illusione che l’arte e la poesia fossero i valori capaci di dar senso alla vita, ormai ci si ritrova a meditare sul dato di fatto che, superata anche l’annosa dicotomia essere-avere, siamo in balia della sola apparenza. Se già Baudelaire manifestava il disagio malinconico dell’intellettuale che avvertiva di trovarsi come un povero saltimbanco addolorato e spodestato, a tutt’oggi queste prose poetiche e ironiche ci invitano a scandagliare il nostro io per affrontare il senso della vita umana, che può trovare un suo perché solo nella condivisione dei sentimenti, al di la’ del crollo delle illusioni.
Con l’aria rassegnata di coloro i quali sono condannati a sperare sempre, lo stato d’animo descritto e’ quello della inesausta melanconia. L’uomo si trova a disagio in tutte le circostanze: moltitudine e solitudine sono termini uguali e convertibili perché “chi non sa popolare la sua solitudine, non sa nemmeno essere solo in una folla indaffarata”, e auspica le tenebre quali liberatrici dall’angoscia che ci attanaglia. Ma ciò che da’ realmente la possibilità all’uomo di sentirsi vivo in ogni tempo e’ l’ebrezza dell’arte che, più di ogni altra cosa, e’ atta a velare il terrore del baratro: “il genio può recitare la commedia sulla soglia della tomba, con una gioia che gli impedisce di vedere la tomba, perduto, com’è, in un paradiso che esclude ogni idea di distruzione”. Così, nel capitolo intitolato “siate ebbri”, Baudelaire ci indica finalmente una via, concisa ma efficace: “siate ebbri senza posa! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro”. E’ questa ebrezza che ci fa sentire vivi nonostante tutto, nonostante la perdita di tutte le certezze, che accomuna il tempo ottocentesco a quello odierno, nell’alternanza di corsi e ricorsi storici di vichiana memoria.

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